PRAXIS
SCUOLA DI FILOSOFIA
28-29-30 LUGLIO '16
Forlì

TECNICA E VITA


Florinda Cambria
Jean- Christophe Goddard
Manlio Iofrida
Giovanni Leghissa
Federico Leoni
Riccardo Manzotti
Rocco Ronchi

Philosophy Kitchen
Officine Filosofiche
Centro Studi Après-coup

     
sito in aggiornamento
   
           

La tecnica è solo una gigantesca protesi dell'esperienza umana? Quali sono i confini che separano la natura dall'artificio?
Ma, soprattutto, si dà realmente questa linea divisoria?
La coscienza e l'automa sono effettivamente due regni separati, e in sostanziale conflitto tra loro, o partecipano della stessa natura? L'atto del vivente e l'operazione tecnica sono tra loro eterogenei oppure si dispongono su un piano di continuità? 
E, infine,  come ripensare una esperienza allargata alla natura, ai suoi processi, e non più confinata alla sola dimensione dell'umano modo d'essere? Come superare quei dualismi (natura-cultura, mente-corpo, tecnica-vita ecc.) che, paralizzando il pensiero, sono all'origine della devastazione del pianeta?
“Che cosa farai dunque della filosofia? Dove ti volgerai, se non hai una soluzione per questi problemi?”
(Platone, Parmenide, 136 c 6-7)

 

giovedì 28 luglio

9.30  presentazione
10 - 11  / MANZOTTI - Coscienza e mondo fisico: una teoria dell’identità mente-oggetto
11 - 12  / LEONI - Autismo e automatismo. Elementi per una teoria dell'esperienza
12 - 13  / dibattito

15 - 16  / RONCHI - Ancora uno sforzo se volete essere copernicani
16 - 17  / Centro Studi di Filosofia e Psicanalisi Après-coup
CAMPO
- La tecnica del tempo (Freud)
FOGLIETTA - Tutto è esperienza o tutto fa esperienza? (James)
POCCIA - Invenzione tecnica e conoscenza metafisica (Canguilhem)
17-18 / dibattito

venerdì 29 luglio

10 - 11  / GODDARD - La Tour Eiffel est-elle vivante ? L’anthropologie indigène de la technique moderne/coloniale et l’enchantement post-moderne de l’objet industriel.
11 - 12 / Officine Filosofiche
ANGELINI
- Tecnica e vita. Alcune considerazioni attorno a Georges Canguilhem
TRONCONI - Alcune riflessioni intorno al tema della prassi
AMOROSO - Sapere, vivere. Una prospettiva merleau-pontiana
12 - 13  / dibattito

15 - 16  / LEGHISSA - Forme dell’autopoiesi. Dal vivente all’organizzazione
16 - 17  / Philosophy Kitchen
PIATTI
- Il corpo esteso dell’uomo. Tecnica e vita da Bergson a Simondon
CAVEDAGNA - Autopoiesi, complessità, nicchie
GIUSTINIANO - Organizzazione decisione sistema
17 - 18 / dibattito

sabato 30 luglio 

10 - 11 / IOFRIDA - Può esistere una tecnica ecologica? Tecnica e vita a partire da Maurice Merleau-Ponty
11 - 12 / CAMBRIA -  Organico e inorganico: implicazioni filosofiche
12 - 14 / dibattito 
15 - 17 Cambria, Goddard, Iofrida, Leghissa, Leoni, Manzotti, Ronchi
Tavola rotonda su “Tecnica e Vita”


 
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2015
Filosofia dell'evento
L'evento della filosofia

2014
Esperienza e Verità
     
   

direzione della scuola ROCCO RONCHI

PRAXIS
Info ed iscrizioni
info@praxis-scuoladifilosofia.eu

sede dei corsi: Palazzo Romagnoli - via Albicini 12
organizzazione: MASQUE TEATRO / www.masque.it
staff: Lorenzo Bazzocchi, Giacomo Foglietta, Annarita Giberti, Jessica Imolesi, Eleonora Sedioli

   
             
                 
 

RICCARDO MANZOTTI
Coscienza e mondo fisico: una teoria dell’identità mente-oggetto

Le neuroscienze reputano che l’esperienza soggettiva sia una proprietà dell’attività neurale. Finora però non ci sono prove convincenti. Consideriamo un’alternativa radicale: l’esperienza di un oggetto è identica all’oggetto che si esperisce. È un’ipotesi scientifica fisicalista, empirica e falsificabile. Saranno presi in esame sia la percezione quotidiana che casi quali illusioni, sogni, allucinazioni, sindrome di Charles Bonnet e stimolazione corticale diretta.

Riccardo Manzotti insegna Psicologia alla Università IULM di Milano. Laureato in Ingegneria elettronica e in Filosofia, dopo il Dottorato in Robotica si è dedicato al problema della coscienza nella natura in diversi ambiti (Intelligenza Artificiale, Percezione, Filosofia della Mente). Nel 2014, è stato Fulbright Visiting Scholar presso l’MIT (Boston). Il suo lavoro è disponibile su www.consciousness.it.

 
   
         
 
 

GIOVANNI LEGHISSA
Forme dell’autopoiesi.
Dal vivente all’organizzazione

Innanzi tutto si tratta di esporre il senso di un darwinismo esteso, capace di affiancare il modello che considera centrale l’auto-organizzazione del vivente al modello esplicativo basato sulla selezione. Conseguentemente, va mostrato come la teoria dei sistemi luhmanniana abbia saputo includere al proprio interno la questione dell’evoluzione dei viventi.
Sarà a partire da tali premesse, apparentemente distanti, che si renderà chiara l’assoluta inconsistenza della dicotomia natura/tecnica. Non vi è vivente, infatti, che non sia parte di un collettivo più ampio, che include agenti animati e inanimati, ed è dall’interazione tra essi che scaturisce, ai vari livelli, la complessità sistemica.

Giovanni Leghissa (Trieste, 1964) è Ricercatore confermato presso il Dipartimento di Filosofia di Torino. Redattore di “aut aut”, dirige la rivista online di filosofia “Philosophy Kitchen”. Tra le sue pubblicazioni: Neoliberalismo. Un’introduzione critica (Mimesis, Milano 2012). Postumani per scelta. Verso un’ecosofia dei collettivi (Mimesis, Milano 2015). Ha curato, con Enrico Manera, il volume Filosofie del mito nel Novecento (Carocci, Roma 2015).

 
   
           
 

JEAN CHRISTOPHE-GODDARD
La Tour Eiffel est-elle vivante ?
L’anthropologie indigène de la technique moderne/coloniale
et l’enchantement post-moderne de l’objet industriel.

En 1975, dans L’invention de la culture, Roy Wagner s’interrogeait sur la possibilité d’une « anthropologie inverse », ou, pour reprendre le terme d’Eduardo Viveiros de Castro, d’une « retro-anthropologie », qui interpréterait la civilisation industrielle moderne du point de vue d’une société tribale. Wagner évoquait comme une réalisation de cette anthropologie inverse le culte mélanésien du cargo : la façon dont les aborigènes interprètent dans l’ordre de la vie et des relations humaines les ordres stériles de la technique et de la production capitaliste, métaphorisent comme biens spirituels échangeables dans le cadre d’une économie du don les cargaisons de marchandises des avions européens produites uniquement à fin de production. Il est possible de voir dans les pages que Wagner consacre au Cargo une préfiguration du mot d’ordre lancé en 1991 par Bruno Latour d’une anthropologie symétrique (Nous n’avons jamais été modernes) qui montrerait qu’au fond les modernes ont toujours fait la même chose que ce que font les indigènes, que leur culture matérielle et technique n’est, en tant que telle, pas exclusivement et stérilement matérielle (capitaliste), mais opère aussi positivement dans l’ordre des relations sociales et spirituelles. L’apport le plus significatif de cette retro-anthropologie étant une refonte complète du statut ontologique de l’objet industriel/technique, devenu indistinctement objectif et subjectif, naturel et culturel, inerte et vivant. On interrogera simultanément cette nouvelle ontologie de l’objet technique et le projet d’une anthropologie symétrique en les confrontant à la contre-anthropologie contemporaine élaborée par l’anthropologue Eduardo Viveiros de Castro et le chaman yanomami Davi Kopenawa. Les textes d’appui seront, outre les deux ouvrages mentionnés : Métaphysiques cannibales, d’Eduardo Viveiros de Castro et La chute du ciel, de Davi Kopenawa et Bruce Albert. On lira aussi Pense l’envers obscur de la modernité, sous la direction de C. Bouguignon Rougier, P. Colin et R. Grosfoguel.

 
         
 
 

MANLIO IOFRIDA
Può esistere una tecnica ecologica? Tecnica e vita a partire da Maurice Merleau-Ponty

  Nell'orizzonte filosofico e politico attuale, dominato dai dibattiti sull'ecologia, si contrappongono una difesa sfrenata del produttivismo capitalistico e concezioni ecologiste che ripropongono la difesa a oltranza di una natura vergine e intatta. Partendo da alcuni concetti di Merleau-Ponty (non solo quello di Natura, al centro dei corsi che egli svolse al Collège de France fra il 1956 e il 1960, ma anche quelli di Stiftung e di istituzione) si cercherà di uscire da tale contrapposizione e di mostrare come una certa linea fenomenologica, che va ben oltre la fenomenologia umanistica e soggettivistica più divulgata, possa servire a ripensare in modo nuovo il tema del rapporto fra la tecnica e la vita.

Manlio Iofrida, professore di Storia della Filosofia Francese Contemporanea e di Filosofia della Storia all’Università di Bologna, dopo essersi formato alla ricerca storico-filosofica, si è dedicato alla filosofia contemporanea, in particolare a quella francese: in questo campo, il centro delle sue ricerche  è stato prima il pensiero di Derrida, in seguito quello di Foucault e di Maurice Merleau-Ponty.

 
   
         
 
 

ROCCO RONCHI
Ancora uno sforzo se volete essere copernicani

  Per essere veramente copernicani bisogna trasvalutare la parola più invisa alla “linea maggiore” del pensiero moderno: la parola “tecnica”.  Da luogo dell'alienazione del senso, la tecnica, nella “linea minore”, viene a significare la costituzione formale, cioè reale, dell'esperienza. “Tecnica” dice insomma il naturante della natura. Nomina la natura come processo e non come produzione, come praxis e non come poiesis. Non è più compresa proteticamente nell'orizzonte del lavoro, come compensazione di una deficienza strutturale dell'uomo, ma si emancipa dal suo classico riferimento alla mancanza per farsi principio dell'auto-organizzazione di ogni “vivente”. La tecnica è, insomma, “organismo”: è l'atto stesso del vivente che vive.

Rocco Ronchi insegna Filosofia teoretica presso l’Università degli Studi dell’Aquila. È docente di filosofia presso l'Istituto di ricerca di psicanalisi applicata di Milano. Dirige la collana “Filosofia al presente” della Textus edizioni dell’Aquila. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Come fare. Per una resistenza filosofica Feltrinelli, MIlano, 2012; Gilles Deleuze Feltrinelli, Milano 2015, Zombie outbreak. La filosofia e i morti-viventi, Textus, L’Aquila 2015.  Ha  curato il volume di H.Bergson – W.James, Durata reale e flusso di coscienza. Lettere e altri scritti (1902-1939) per la Raffaello Cortina, Milano 2014.

 
   
           
 

FLORINDA CAMBRIA
Organico e inorganico: implicazioni filosofiche

Attraverso un riferimento critico alle considerazioni di Sartre in merito alla differenza tra organismo biologico e organismo pratico, ci si interrogherà su quel punto di rottura del ciclo organico che può essere indicato come "evento assoluto" o anche, con le parole di Sartre, "avvento della storia". Si tratta però, evidentemente, di una ricostruzione a posteriori, che muove dalla considerazione della prassi come mediazione tra vivente e non-vivente, tra atto e inerzia, tra organico e inorganico. Ma come accade tale mediazione? Qual è il termine medio che permette la relazione del vivente con l'inerte, dato che in tale relazione risiede il senso dell'umano?
Florinda Cambria insegna Antropologia della comunicazione all’Università dell’Insubria. Principali pubblicazioni: Corpi all’opera (Milano, 2001); Far danzare l’anatomia. (Pisa, 2007); La materia della storia. Prassi e conoscenza in Jean-Paul Sartre (ivi, 2009; trad. francese: Paris, 2013). È curatrice delle Opere di C. Sini, in corso di stampa presso l’Editoriale Jaca Book di Milano.
 
         
                   
           
 

FEDERICO LEONI
Autismo e automatismo. Elementi per una teoria dell’esperienza

Le lezioni verteranno sul concetto di autismo e di automatismo. Sfondo del discorso saranno due discipline extrafilosofiche come la psichiatria e la psicoanalisi, in particolare la psichiatria di Eugène Minkowski e la psicoanalisi di Jacques Lacan. Non deve stupire questo riferimento extrafilosofico: di fatto la psichiatria e la psicoanalisi si sono delineate nel Novecento come un terreno singolarmente incline alla frequentazione di domande schiettamente filosofiche. Sarà anzi istruttivo riflettere sul perché una domanda classicamente filosofica come quella sull’esperienza abbia potuto o dovuto migrare verso le discipline psicologiche e poi mediche, riemergendone in forma capovolta, nel dominio cosiddetto patologico, intatta nella sua valenza filosofica. Scopo delle lezioni sarà quello di estrarre dalla clinica dell’autismo e dell’automatismo mentale (definizioni minkowskiane), e dalla clinica dell’inconscio e dell’“automaton” (termine che Lacan introduce nel Seminario undicesimo come una sorta di hapax nel suo insegnamento) alcuni elementi utili alla costruzione di una positiva filosofia dell’esperienza.

Federico Leoni insegna filosofia morale al Dipartimento di scienze umane dell’Università di Verona e Storia della psicoterapia all’Istituto di Ricerca per la Psicoanalisi Applicata (Irpa, Milano). Scrive su varie riviste italiane e straniere. Il suo ultimo libro si intitola Jacques Lacan, l’economia dell’assolut (Napoli 2016).